Il quarto anniversario della “Rivoluzione Arancione” è stato segnato dall’ennesimo scontro tra i suoi vincitori, e rappresenta una buona occasione per discutere i meriti di questa particolare rivoluzione, la peculiarità della quale è riscontrabile nel suo triste confinamento al carattere borghese, in un’epoca di capitalismo in disfacimento, in cui una rivoluzione borghese non ha alcuna capacità di risolvere qualsisvoglia problema sociale.
Di fatto, tutti i moderni regimi borghesi affermano di essere democratici. Nonostante ciò, per i socialisti rivoluzionari è evidente che la democrazia borghese non è altro che una delle forme politiche del dominio del capitale. Ad ogni modo, è utile studiare le caratteristiche specifiche che la distinguono dalle altre forme.
Le specifiche di questa forma possono essere trovate in due dimensioni, la prima dimensione è quella delle relazioni intra-borghesi, mentre la seconda riguarda il rapporto della classe borghese con le masse sfruttate.
La democrazia borghese si distingue dalla palese dittatura borghese nel suo essere uno strumento di potere per l’intera classe, invece che di una sola parte di essa, o del potere militare o della cricca burocratica, i quali difendono gli interessi economici della borghesia sopprimendo al medesimo tempo le sue ambizioni politiche. Uno stabile regime democratico-borghese è capace di sostenere politiche a lungo termine, sintetizzando gli interessi di molti clan borghesi e prendendoli in considerazione, modellandoli in una strategia per gli anni a venire. Continue reading «Ucraina: una rivoluzione incompiuta.»

